IL CORAGGIOSO FOLLETTO ALLE PRESE CON IL MALVAGIO STREGONE


Molto tempo fa, in una terra sconosciuta, c’era un villaggio di gnomi vicino ad un bosco immenso. Al centro di questo bosco c’era una casa incantata costruita all’interno di una trincea.
La casa era stata creata attraverso una magia per scopi benefici da un mago che si voleva difendere dallo Stregone Nero.
Quella storia finì, purtroppo, con la vittoria dello stregone che uccise il mago appena uscito dalla porta per ispezionare il territorio. Ora un folletto, lontano parente di quel mago, è schernito da tutti ed in qualunque luogo quando esprime il suo punto di vista e cioè quando dice che la casa incantata è benigna. Tutta la gente sostiene il contrario  e quindi lui vuole partire per verificare  se ha ragione oppure no.
Un giorno il folletto Tom si mise in cammino, uscì dalla sua casa di nascosto e corse per l’unica strada del villaggio. Era notte, la strada era sterrata ed il folletto si trovava con i piedi scalzi: che freddo! Che dolore! C’erano delle pietre appuntite che gli facevano molto male e ciottoli molto grossi in cui inciampava spesso. Tutto intorno a lui vi erano campi coltivati e quindi non aveva nemmeno uno spiazzo con dell’erba in cui riposare, così si sdraiò sul ciglio della strada.
Quella notte fu terribile: non riusciva a chiudere occhio per l’atroce dolore che gli procuravano le pietre.
Il giorno dopo si alzò con le occhiaie e con moltissimi graffi sulla schiena per la notte passata in bianco. Intanto, nella casa dello stregone, tutta nera e lugubre, l’uomo stava guardando dentro la sua sfera magica ed aveva già visto Tom che percorreva la strada per entrare nel bosco. Allora fece apparire una porta immensa all’inizio del sentiero e fece in modo che Tom non potesse passare per quella porta se non con  l’aiuto di una chiave magica.

Il folletto non sapeva più che cosa fare. All’improvviso gli apparve una strega dall’aspetto sconcertante la quale gli rivelò che non esisteva un modo per aprire quella porta, ma c’era invece un modo per entrare nel bosco.
La donna guidò Tom davanti ad un buco nero e disse che entrambi dovevano attraversarlo per entrare nel bosco.
Durante l’attraversamento il folletto perse i sensi e si risvegliò quando sentì un gran colpo. Si guardò intorno e la strega non c’era più, c’erano solo alberi intorno a lui e si sentì disorientato. Non sapeva più che cosa fare, né dove andare.
Si rialzò ed iniziò a camminare. Mentre procedeva scrutava il paesaggio e vide che dietro di lui c’era una palude, alla sua destra osservò una verde radura, alla sua sinistra c’erano degli alberi con delle liane che cadevano a terra e di fronte c’era un cartello molto vecchio che sembrava indicare un pericolo; in realtà non c’era da preoccuparsi perché non esistevano pericoli.
Sentì dei rumori strani che sembravano gemiti di anime defunte e cominciò ad avere paura.  Subito dopo i rumori cessarono  e tirò  un sospiro di sollievo.  Quella  foresta era davvero molto spaventosa! Riprese a camminare nella radura: era sterminata e quasi non ne vedeva la fine, veniva guidato solamente dai suoi margini che erano costituiti da cespugli spinosi, da alberi di robinia  e da querce molto alte. Ad un certo punto scorse la fine della radura: iniziava di nuovo il bosco.
Dopo ore di cammino entrò nella parte boschiva stremato e lì vide un cespuglio azzurro che sembrava respirare. Si avvicinò e pestò un ramo che si spezzò facendo rumore. Il cespuglio azzurro si alzò, ma non era un vegetale, era un leone imponente con una folta criniera azzurra. Ruggì e dalla sua bocca uscì una fiammata che carbonizzò un albero. Tom, terrorizzato, si mise a correre con tutta la forza che gli era rimasta in corpo. Inciampò e cadde. Nell’ombra degli alberi vide che l’animale si avvicinava lentamente e gli bastarono pochi passi per poter arrivare sopra il folletto. Il leone ora lo sovrastava  in tutta la sua imponenza. Dalla sua bocca uscirono di nuovo tre fiammate: una colpì Tom di striscio al braccio destro, l’ altra gli carbonizzò un lembo dei  pantaloni e l’altra ancora fece prender fuoco alla sua scarpa che fu costretto a togliere dopo aver superato il panico iniziale. Il leone, che era una belva creata dallo Stregone Nero, rimase immobile a fissare Tom per molti minuti. Poi emise un terribile ruggito e si allontanò rinunciando a quel misero pasto rappresentato da un insignificante creatura come sembrava essere il folletto.
Tom riprese il suo cammino e nel suo peregrinare non si accorse che si era fatta notte; era molto tardi quando cercò di crearsi un giaciglio con le fronde degli alberi. Quella fu una notte oscura ed in sogno immaginò di essere stato bruciato da una fiammata uscita dalla bocca di quello strano leone. Il giorno dopo si mise nuovamente in viaggio. In quel giorno era anche riuscito ad infilzare con la sua lancia rudimentale due lepri che si era proposto di conservare per almeno due giorni.
Camminò e camminò per molte ore e molti giorni ed arrivò in un luogo tetro e oscuro dove c’erano molti alberi con liane protese dai tronchi che lo fecero preoccupare. Quando vide uno scheletro nel fogliame, Tom si fece prendere dal panico e scappò via, senza badare alla direzione in cui correva. Nella corsa cadde e si sentì sprofondare nel terreno: era caduto nelle sabbie mobili! Per fortuna, trovò una liana lì vicino, si aggrappò e faticosamente si tirò fuori.
Era disperato; non avrebbe mai dovuto intraprendere quel viaggio; ma ormai era troppo tardi per tornare indietro e decise di farsi coraggio per affrontare le difficoltà.
Era arrivato per lui il momento di verificare se quella casa incantata esisteva davvero. Si mise in cammino per l’ennesima volta e superò tutte le insidie del bosco.
Alla fine arrivò in un punto dove c’erano solo foglie per terra ed avanzò pian piano, precipitò nel terreno e perse i sensi.
Si risvegliò in una casa con un folletto che gli faceva aria. Quando si fu ripreso del tutto non capì perché quel folletto fosse sotto terra, ma prima ancora che glielo potesse chiedere, la strana creatura aveva preso una corda con un arpione, l’aveva lanciata fuori dalla casa e stava salendo. A metà del tragitto tra pavimento e soffitto il folletto chiamò Tom perché salisse con lui. Tom ringraziò molto il folletto per averlo salvato. Fece per andarsene ma in quel momento apparve lo Stregone Nero che non esitò a fare una palla di energia diretta verso il malcapitato. Allora il folletto si sacrificò mettendosi davanti a Tom per proteggerlo, venne colpito in pieno e morì. Tom, per vendicarsi, prese la sua canna appuntita e la conficcò nel cuore dello stregone che si dissolse.
Finalmente Tom poteva tornare a casa per riferire ciò che gli era successo. Raccontò le sue avventure e spiegò a tutti che la casa incantata era la dimora di creature benigne.
Da quel giorno gli abitanti del villaggio non lo presero più in giro.

Alberto




Torna indietro

Torna su

Torna alla Home Page