DANIEL,
RAGAZZO CORAGGIOSO
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C’era una volta un giovane di nome Daniel che viveva con la sua famiglia
in una piccola capanna formata solo da tre stanze. Era una famiglia molto
povera che a volte non aveva neanche il cibo per mangiare. Abitavano in
una radura di un grandissimo bosco, all’interno del quale era facile perdersi.
Un giorno, mentre Daniel era andato in città a cercare lavoro, sentì dire
che molti bambini erano andati a giocare nel bosco ed erano spariti; sentì
anche parlare di una casa incantata che si trovava nel bosco. Chiese informazioni
a tutta la gente che incontrava, ma non gli rispondevano e lo insultavano.
Quando arrivò nella piazza principale, che era affollata per il mercato,
si avvicinò a un muro e lesse un manifesto: “CENTO DOBLONI D’ORO A CHI RITROVA
I BAMBINI SCOMPARSI”. Allora Daniel pensò di ritrovare quei bambini per
rendere ricca la sua famiglia.
Quando
tornò a casa parlò ai suoi genitori di quello che aveva letto sul manifesto.
Essi furono contentissimi e incaricarono Elvis, il fratello maggiore di
Daniel, affinchè andasse a cercare i bambini. Daniel protestò subito, ma
i genitori non vollero sapere dei suoi capricci e gli vietarono di partecipare
alla ricerca. Ma Daniel, che era un ragazzo molto cocciuto, corse in cantina,
prese l’arco da caccia di suo padre e, raccogliendo un po’ di cibo, partì
alla ricerca dei bambini. Camminò per due giorni senza incontrare anima
viva. Un giorno, mentre proseguiva le sue ricerche, il giovane sentì dei
rumori e andò a vedere di che cosa si trattasse. Arrivò a un torrente e
vide uno strano omino che raccoglieva dei sassi colorati. Questo vide Daniel,
gli chiese aiuto e il ragazzo lo aiutò volentieri. Il giovane fece numerosi
chilometri con lo zaino carico di pietre in spalle senza conoscere le ragioni
della sua fatica. Arrivato alla meta l’omino, che era un mago, riconobbe
l’animo gentile del ragazzo e gli donò un falco. All’inizio Daniel non sapeva
che cosa farsene, ma poi capì che un animale poteva essere un buon amico.
Era un rapace molto bello, con le piume color marroncino e il becco giallo
e appuntito. Con i suoi grandi occhi scrutava l’ambiente intorno a sè. Daniel
lo teneva sulla spalla e gli diede il nome di Falcon. Dopo essere arrivato
in una radura si accampò e si addormentò. In tarda notte una voce lo svegliò
di colpo e lui vide che il falco non c’era più. La voce continuò a parlare.
Daniel prese un pezzo di legno e lo incendiò. Dall’oscurità uscì Falcon
che si posò sulla spalla del ragazzo gridando: “Falcon al rapporto, padrone!”.
“Ma tu parli!” Esclamò incredulo Daniel dopo aver lasciato cadere il ramo
infuocato. “Io sono magico, ed era magico anche l’uomo che ti donò a me!”disse
il rapace.
“Ma...allora...ho aiutato un mago! E lui mi ha ricambiato regalandomi te!”disse
il ragazzo balbettando “Ok...ok! Ti metterò alla prova! Vai fino al ruscello
e con i tuoi possenti artigli, pescami un pesce!”e dopo aver pronunciato
queste parole si sedette sulla sua coperta dicendo: “Io ti aspetterò qui.”
Falcon, dopo aver sentito queste parole, si avviò verso il ruscello. Tornò
dopo mezz’ora posando sul terriccio un pesce molto grande. “Come hai fatto
a pescare un pesce così grande?”chiese il giovane stupito. Il rapace rispose
che aveva dei poteri magici e che poteva usarli solo in caso di emergenza.
Subito dopo fecero un’abbondante colazione. Finito il pasto, Daniel raccolse
quello che rimaneva del pesce, lo mise dentro il suo zaino e, dopo che Falcon
gli volò sulla spalla , partì per continuare la ricerca dei bambini. I due
arrivarono in una parte dove la vegetazione era molto fitta. Falcon si chiese
come fare ad attraversarla. Daniel si mise a sedere su un masso a pensare
e dopo un po’ sentì una voce provenire dalla vegetazione, si voltò e sentì
un albero parlare: “Se vuoi attraversare questa vegetazione dovrai rispondere
a tre indovinelli: il primo è assai facile: E’ un topo ma non cammina, non
ci vede ma non è una talpa, ha il radar ma non è un aereo: chi è?”, “Evviva,
ho capito,” disse Daniel “è un pipistrello”.“È giusto, ma era facile. Il
secondo è: Vola ma non è un insetto, nuota ma non è un pesce, razzola ma
non è una gallina: chi è?”
“Questa la so io!”disse esultando Falcon: “E’ un’anatra!”.
“Un solo indovinello vi separa dalla meta, ditemi cos’è e potrete passare:
è un danneggiatore della natura, abita in tutti i territori ma non in quelli
troppo freddi o troppo caldi, è intelligente ma non troppo, chi è?”
“L’unico danneggiatore della natura che non è tanto intelligente è l’uomo,
perché rovina quello che la natura ha creato in tanti milioni di anni” spiegò
Daniel. L’albero, a quel punto, disse: “Siete riusciti a rispondere ai tre
indovinelli: ora potete passare attraverso la vegetazione.” L’albero parlante
era il vegetale più vecchio del mondo, per questo era stato nominato “saggio
custode dei segreti della natura” da tutti gli esseri che vivevano nel bosco.
Finalmente si aprì un piccolo passaggio tra gli alberi e i due protagonisti
si addentrarono nella vegetazione molto fitta. Dopo aver camminato a lungo,
i due si accamparono. Nella notte Daniel venne svegliato da rumori. Da
un cespuglio uscì, ruggendo, un animale simile a una chimera. Il giovane
tirò fuori il suo arco e iniziò a tirargli tantissime frecce. Ma l’attacco
fallì perché le frecce vennero bruciate dal fuoco che il mostro sputava
dalla bocca. Daniel non sapeva come uscirne vivo. Ma dopo un po’ Falcon,
svegliato dai forti rumori, si mise in posizione d’attacco e spazzò via
il mostro con il potere delle sue ali. “E’ meglio rimettersi in cammino...!”disse
Daniel con aria spaventata.
La vegetazione, intanto, era cambiata: il muschio era molto più presente
che nelle altre parti del bosco; essi potevano incontrare arbusti e animali
molto strani. Tutto intorno era buio perché le chiome degli alberi formavano
un grosso tetto verde, attraverso il quale la luce del sole non riusciva
a filtrare.
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Mentre camminavano in mezzo alla buia vegetazione Falcon urlò: “Attento
al burrone!”. “Quale burrone!? Io non vedo...”e dopo aver pronunciato queste
parole scivolò e cadde. Per fortuna riuscì a salvarsi aggrappandosi a una
pianta. Daniel stava per lasciare la presa quando Falcon, con un colpo d’ali,
lo fece volare dove era prima. “Come farò ad attraversarlo?” si chiese Daniel.
Dopo un po’ gli venne un’idea: con una pietra molto appuntita tagliò un
liana e la legò ad una freccia, caricò l’arco e lanciò la freccia dall’altra
parte del burrone. Poi legò l’altra estremità della corda a un tronco d’albero.
Daniel raccolse tutte le sue forze, e attraversò il burrone appeso alla
liana. Il giovane, dopo essersi ripreso, disse: “Facciamo una pausa”. Si
distese su un tappeto di foglie e si addormentò. Il giorno dopo i due si
rimisero in viaggio. A un certo punto apparve una luce: era’uscita! Il giovane
corse esultando verso la luce ma davanti a lui c’era un lago molto vasto.
“Bisogna costruire una zattera!”.Il ragazzo si mise al lavoro mentre Falcon
procurava qualche pesce per il pranzo. In 24 ore la zattera fu pronta e
i due si misero ad attraversare il lago. Ma, nel bel mezzo della traversata,
un’ombra apparve nelle acque limpide del lago e una grande testa uscì dicendo:
“ Chi ha osato svegliare il guardiano delle acque perdute?” I due amici
si spaventarono molto; “Se volete attraversare le acque di questo lago vivi,
dovrete battere in gara il mio migliore nuotatore: il pesce gatto”. “Ma
non è leale, è un pesce!”protestò Daniel. “Scegliete uno di voi due” ribattè
il gigante. “Saremo tutti e due a gareggiare!” esclamò il giovane. Detto
questo i due si buttarono in acqua. Da essa uscì la pinna del pesce gatto.
“Come faremo a vincere?” chiese Falcon disperato. Daniel fece cenno al falco
di avvicinarsi e gli spiegò il suo piano. Il rapace gli volò sulla schiena
rispettando il piano. Dopo qualche secondo, il gigante diede il via. Falcon
sbattè le ali e fece nuotare Daniel alla velocità della luce, superando
di gran lunga il pesce gatto. Allora il gigante, rassegnatosi, prese con
la sua gigantesca mano i due amici e li posò sulla riva. “Arrivederci guardiano”
salutò Daniel. “Sento che siamo vicini alla meta!” Disse Falcon e, dopo
aver svoltato per una stradina, giunsero davanti a una casa incantata. Questa
era di color verde, molto luminoso e aveva il tetto di porpora. Le finestre
avevano le persiane chiuse. “Bisogna fare attenzione! Può essere pericoloso!”
raccomandò Falcon. Daniel lo incitò a star calmo e, pian piano, si avvicinarono
alla casetta. Bussarono. Aprì loro una vecchina che non aveva l’aria cattiva.
“Entrate, entrate pure!” disse la donna. Il giovane entrò in casa insieme
al suo amico. Notò subito una bacheca con numerose statuette di bambini
dai volti molto impauriti. Daniel iniziò a sospettare. La vecchina, con
aria gentile, lo invitò a sedere su una piccola sedia. All’interno la casa
aveva un piccolo caminetto con un pentolone che bolliva sul fuoco. Poi c’erano
un mobiletto con dei piatti, un piccolo tavolo e un letto. La vecchina,
che era una strega, invitò Daniel a uscire con la scusa di fare una passeggiata.
Ma, appena uscì, la donna iniziò a recitare formule malefiche per trasformare
il ragazzo in statua. Stupito Daniel esclamò: “Ora è tutto chiaro! Tu sei
una strega e le statuette erano i bambini sperduti.”
“Ora che lo sai, addio!” disse la strega e sparò il raggio pietrificante.
Da dietro un albero uscì Elvis che, con un salto, salvò suo fratello dal
maleficio venendo pietrificato all’istante. Allora Daniel, accecato dalla
rabbia, prese il suo arco e scagliò molte frecce contro la strega che le
parò con uno scudo magico. La donna era molto arrabbiata e disse: “Ormai
tuo fratello non ti può più salvare!”. E con una risata lanciò il raggio
pietrificante contro il giovane.
“Falcon, tocca a te!” gridò Daniel. Falcon, dalla spalla del ragazzo, volò
davanti al raggio e sbatté le ali velocissimamente. Grazie all’intervento
del rapace il raggio pietrificante ritornò verso la strega come un boomerang
e la trasformò in una statua. “Prendiamo il libro delle magie, le statue
dei bambini e la strega” disse Daniel mettendoli in un sacco. Il giovane
voleva portare via i bambini sotto forma di statuette perché pesavano poco
ed erano più facili da trasportare. Partì per tornare a casa e ci arrivò
dopo tre giorni, grazie a una formula trovata nel libro delle magie che
aumentava l’agilità e la velocità delle persone. Arrivati in una radura
vicino al villaggio tirò fuori il libro delle magie e, pronunciando strane
parole, risvegliò i bambini sperduti: le statuette iniziarono a crescere
fino a diventare esseri umani. Appena si risvegliarono, i bambini iniziarono
a correre verso il villaggio. Anche Elvis si trasformò e i due fratelli
si abbracciarono. Il giorno dopo Daniel andò a ritirare i soldi e appena
entrò nel villaggio una marea di gente lo accolse acclamandolo e il re della
città gli donò i cento dobloni d’oro che aveva promesso.
E la strega, il libro e la casa incantata? La strega (sotto forma di statuetta)
venne buttata in un crepaccio, mentre la casa incantata, per ordine del
re, venne distrutta. Il libro magico venne conservato da Daniel in uno scrigno.
Dopo questa grande avventura Daniel, Elvis e la loro famiglia si trasferirono
in una casa molto più grande e vi portarono Falcon, che era diventato il
loro animale domestico.
Da quel giorno vissero tutti felici e contenti.
Davide
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