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GILDA
E LA CASA INCANTATA
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Era una calda giornata primaverile e la pace regnava nel bosco dei maghi.
Il re, il mago più anziano e saggio del bosco, si trovava nella sua sontuosa
Casa Incantata.
A dire il vero la dimora del re non poteva essere definita una casa perché,
pur avendo l’aspetto d’una normale villa, era magica. Essa dava serenità
e felicità a tutti: i maghi e gli stregoni che vivevano all’interno del
bosco erano sempre felici e mai ammalati. Ma un triste giorno arrivò la
strega Gilda, le cui intenzioni non erano buone. Voleva infatti stregare
la Casa Incantata. Il re cercò di impedire che questo accadesse e inviò
molte guardie per evitare che Gilda raggiungesse la casa, ma fu tutto
inutile. La perfida strega, infatti, diventò invisibile, superò con facilità
le guardie e si introdusse nella sala del re: egli la implorava di non
fargli del male, ma la perfida donna lo imprigionò, prese il controllo
della casa e, di conseguenza, dell’intero bosco.
Gli abitanti del bosco dei maghi erano in un bel pasticcio!
Ormai sembrava tutto perduto. Erano trascorse parecchie settimane dall’arrivo
della strega e il bosco, una volta allegro e felice, si era tramutato
in un inferno: Gilda comandava spietatamente e con i malefici che aveva
lanciato sulla casa tutti erano ammalati e tristi. Vedendo tutto ciò Abdullah,
il maestro di magia del bosco dei Maghi, iniziò a preoccuparsi seriamente
e capì che l’unico mago capace di sconfiggere Gilda era il suo allievo
Ogam. Pur essendo più esperto del ragazzo in fatto di magia, Abdullah
era troppo anziano per sfidare da solo la maligna strega Gilda, così decise
di affidare la difficile missione a Ogam.
Il ragazzo fu convocato a casa del mago. Dopo aver ascoltato le richieste
del vecchio, anche se con un po’ di esitazione, accettò: nessun abitante
del bosco poteva compiere quella missione, se non lui. I due maghi si
salutarono tristemente: poteva essere l’ultima volta che si vedevano.
Ogam stava camminando da tempo verso la Casa Incantata; il sole splendeva
in cielo e intorno a lui regnava il silenzio. Si sentivano solo i suoi
lenti passi sulle foglie ormai secche. Non passò molto tempo che riuscì
a scorgere la vecchia casa. Aveva l’aspetto di un grande castello, ma
veniva ugualmente chiamata casa perché al re piaceva così. “Cosa?! È
già qui?!!”si chiedeva Gilda, che aveva previsto l’arrivo di Ogam. “Ih
Ih! Ormai è un morto che cammina! Arnold! Arnold!”. Una grossa bestia
somigliante ad un enorme drago verde si presentò alla donna. “Elimina
quel rompiscatole d’un ragazzo che si trova là fuori! Subito!!”
Il grosso lucertolone si incamminò lentamente verso l’uscio che dava all’esterno
dov’era giunto il ragazzo. Il giovane mago udì i passi della bestia e,
impaurito, si nascose dentro un cespuglio; il grosso rettile lo fiutò
e sputò una fiammata contro di esso. Allora Ogam si teletrasportò via,
ma per farlo si mise allo scoperto ed il drago cercò di calpestarlo con
potenti zampate.
Arnold aveva la meglio e Ogam sembrava perduto; ma ad un tratto il ragazzo
fece un salto così alto da arrivare alla testa del mostro e gli spruzzò
un forte getto d’acqua in bocca mettendolo a tappeto.
Il giovane mago disse alla grossa bestia che giaceva per terra che l’avrebbe
fatta tornare sana come prima, se non avesse più servito Gilda e fosse
stato un drago libero come tutti gli altri del bosco dei Maghi. Lui accettò
e poi volò via. “Come ha fatto a sconfiggere Arnold, il mio drago preferito?!
Adesso gliela faccio vedere io! Geodud, eliminalo tu quel guastafeste!”.
Dopo queste parole Gilda inviò un altro dei suoi perfidi sudditi: questa
era una grossa pietra con occhi, bocca e mani con le quali si reggeva
in piedi e camminava; era un vero mostro.
Intanto Ogam era entrato in casa nella stanza che una volta era stata
arredata con bellissimi mobili antichi e oggetti d’oro. Ora c’erano solo
pezzi di legno rotti e ferri pieni di ragnatele. Era tutta opera di Gilda.
Geodud si avvicinava lentamente. “Gilda dev’essere da queste parti”pensava
Ogam, inconsapevole di ciò che gli avrebbe riservato la temibile strega.
Geodud possedeva una forza sovrumana: un suo pugno poteva abbattere un
muro in cemento armato.
Dopo poche centinaia di metri però il ragazzo avvertì la presenza di un
nemico: aveva capito che uno dei sudditi di Gilda lo stava aspettando.
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Geodud
gli saltò addosso all’improvviso e con un forte pugno colpì Ogam; per
fortuna il giovane mago non si fece male perché riuscì a smorzare il colpo
con una “barriera psichica”.
Ogam era comunque ferito e lo scontro era molto cruento.
“Bravo, così! Fagliela vedere al quel mago guastafeste!”. Gilda guardava
felice il raccapricciante spettacolo attraverso una sfera di vetro.
Dopo vicende alterne Ogam cadde a terra e con le sue ultime forze si rifugiò
sotto un masso; anche Geodud si lasciò cadere al suolo. Allora il ragazzo
raccolse tutte le sue ultime energie e scagliò un colpo potentissimo al
nemico, che si disintegrò all’impatto. Dopo questo sovrumano sforzo, Ogam
svenne. “Come ha fatto?!!! Grrrrrr!!! Ma adesso andrò io di persona a
dargli una bella lezione!”.
Gilda si incamminò verso Ogam , ancora giacente al suolo. “Oh no!! Ogam
è in pericolo! Devo fare qualcosa! Fermerò la strega prima che arrivi
da lui:anche se non le provocherò grossi problemi riuscirò a prendere
tempo, il tempo necessario a far riprendere il mio caro collega dallo
svenimento”. Anche Abdullah si avviò verso il giovane mago, o più precisamente
verso Gilda. L’anziano mago volava ad una velocità vertiginosa, per precedere
l’arrivo della strega. “Dove credi di andare?!” Abdullah aveva raggiunto
Gilda. “Come hai fatto a trovarmi?!” “Attraverso la magia, mi pare ovvio!”
“Ma bene!! Vuol dire che mi sbarazzerò anche di te!”. Abdullah e Gilda
erano acerrimi nemici da tempo e lo scontro fu inevitabile.
La lotta era impari e Abdullah non riusciva a contenere la forza devastante
di Gilda. L’uomo fu colpito a più riprese e, debolmente, si alzò in volo
nella speranza di allontanare Gilda dal luogo in cui giaceva Ogam.
La strega capì le intenzioni del mago. “Furbo il vecchio! Vuole prendere
tempo. Ma adesso guarda un po’ che scherzo gli gioco!” La strega volò
velocemente davanti ad Abdullah, lo fece cadere con violenza per terra
e lo colpì con forza inaudita . Di fronte al potentissimo colpo il mago
cedette e di lui non rimase più traccia.
“ D-dove sono?” Ogam si era ripreso e si ricordò subito di tutto: lo scontro
con l’enorme drago verde e la dura lotta contro Geodud; inoltre percepiva
anche la presenza di Gilda non lontana da lui. Non percepiva più la presenza
di Abdullah: allora capì cos’ era successo; si rattristò, ma non ebbe
nemmeno il tempo di tirare giù qualche lacrima che la strega gli piombò
addosso.
“Non mi metterai i bastoni tra le ruote! Sarò io a regnare sul bosco dei
maghi! Nessuno me lo impedirà, nemmeno tu, mago da strapazzo!”.
Ogam sapeva bene che lui rappresentava l’unica speranza per sconfiggere
Gilda e salvare il bosco.Perciò raccolse tutte le sue energie e scagliò
contro la sua avversaria un pesante masso raccolto dal suolo. L’impatto
fu violentissimo e la strega si disintegrò in milioni di particelle.
Di lei non rimase nulla.
Sfinito per la stanchezza, ma felice per l’esito della sua prima vera
missione, Ogam volò alla Casa Incantata dove trovò il re legato in una
stanza. Dopo averlo slegato gli chiese: “Come sta?” “Io bene, ma Gilda
piuttosto, che fine ha fatto?” “Ormai Gilda non è più in vita, il suo
regno è salvo!” “E chi è la coraggiosa persona che l’ ha uccisa?” “Sua
maestà, sono io!” “ Tu?!? Ma certo! Tu sei l’allievo di Abdullah!”
Intanto gli abitanti del bosco, alla lieta notizia della morte di Gilda,
si erano riuniti dentro la Casa Incantata. Il re, ormai vecchio e debilitato,
designò Ogam come suo successore e gli diede in moglie a sua bellissima
figlia.La pace tornò a regnare nel mondo dei maghi e tutti rimasero felici
e contenti
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Eugenio
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