LE AVVENTURE DI RICCIOLIDORO

“Io sono Ricciolidoro e sono arrivata da poco in questo paese. Sinceramente non ci volevo venire, però mia zia mi ha convinta.
La gente di questo posto dice che il paese è stregato e alcune mie amiche conoscevano un bambino che due anni fa è scomparso; quel giorno i genitori si sono trasferiti in città.
Io abito fuori città , più specificatamente in mezzo ad un bosco non molto grande. La mia casa è grandissima : all’esterno c’è una balconata con delle statue che rappresentano leoni e cornacchie, un lato della casa è ricoperto di edera , l’altro invece ha delle grosse finestre.”
Ricciolidoro come tutte le mattine si alzò per andare a scuola, però quella mattina, mentre si lavava i denti, vide con la coda dell’occhio il tavolino del soggiorno che si muoveva, allora si mise ad inseguirlo e giunse in una stanza dove c’erano dei soprammobili che parlavano. La ragazza non si spaventò e, stupita, rimase ad ascoltare e ad osservare la stanza: era di dimensioni modeste, con dei mobili antichi ed  un lampadario di cristallo. Improvvisamente una poltroncina si avvicinò e le disse: “Ciao Ricciolidoro. Ti stavo aspettando! Sei una strega ed hai una missione da compiere!”.La ragazza rispose decisa: “Io, una strega?! Com’è possibile? Non so fare malefici e incantesimi!” Ma l’oggetto ribatté: “Pensa a una cosa e punta il dito”.

Allora la ragazza puntò il dito davanti a sé e subito comparve un folletto; lei esclamò: “Non ho pensato ad un folletto!” In quel momento comparve una coppa con dentro del gelato e il folletto disse: “Non si usa  la magia per queste cose! Io ti ho dato questo dono per ritrovare Sfortunello, il bambino scomparso. Tanto tempo fa egli viveva in questa casa”.
Da quel giorno per molte settimane la ragazza continuò ad andare in quella stanza per esercitarsi con la magia.
Dopo qualche settimana la zia  lo capì e le confessò che anche lei era una strega buona .
Un giorno si sentirono dei rumori provenire dalla stanza delle esercitazioni, Ricciolidoro si precipitò a vedere cosa stesse succedendo  e vide Focus, uno stregone con cui sua zia aveva avuto da ridire. La donna ben sapeva che era cattivo, infatti si rivolse a lui dicendo: “Che cosa vuoi? Cosa sei venuto a fare?” Egli rispose con aria superiore: “Dovresti sapere che Sfortunello vive da me come schiavo, quindi ti consiglio di non cercarlo!” Detto questo scomparve in una nuvola di fumo.
La ragazza non si perse d’animo e cominciò a chiedere agli oggetti parlanti informazioni sulla dimora di Focus. Purtroppo però, loro non sapevano  niente e le dissero di chiedere informazioni agli abitanti del bosco.
Così, dopo la scuola, Ricciolidoro entrò nel bosco e chiese: “Qualcuno mi potrebbe aiutare svelandomi i segreti della casa di Focus?” Ma nessuno rispose. Poi, da un albero uscirono due braccia e sul tronco comparvero gli occhi e la bocca e il vegetale iniziò a parlare: “Chi è che mi ha svegliato?” La fanciulla rispose timidamente: “Sono stata io, mi scusi, ma mi servono delle informazioni; lei potrebbe aiutarmi?” L’albero rispose: “E tu chi sei? Io non do informazioni alla prima persona che passa!” “Sono una strega, ti basta questo?” disse la ragazza in tono deciso e lo trasformò in una formica. Quindi l’albero, o meglio la formica, disse: “Ti credo, dimmi cosa vuoi sapere!” Allora la streghetta gli restituì le sue normali sembianze e disse: “Conosci uno stregone di nome Focus? E’ esperto di magia nera ed ha rapito due ragazzi.” “Eccome se lo conosco! E’ stato lui a trasformarmi in albero; egli abita in cima al monte Marker, non puoi sbagliare, il suo è l’unico castello in zona!” “Mille grazie, te ne sarò riconoscente!” e si avviò verso casa.
Entrata in casa pranzò e poi si diresse al monte Marker. Superata la lunga strada tortuosa, arrivò davanti a una costruzione molto grande e bussò. Immediatamente si aprì la porta e la ragazza entrò. Prima di avventurarsi si assicurò che non ci fosse nessuno sulle scale e pensò: “Come farò a riconoscere Sfortunello?” Poi si ricordò che il folletto le aveva dato la foto del ragazzo, scattata prima della sua scomparsa.
Ricciolidoro udì delle voci di ragazzi, quindi entrò in una stanza e ne vide alcuni che cucinavano, allora domandò: “Chi di voi si chiama Sfortunello?” Il ragazzo che stava versando del vino in un boccale rispose: “Io, perché?” “Sono venuta a liberarti e naturalmente posso liberare anche i tuoi amici. Presto, però, dobbiamo sbrigarci!”
I tre si precipitarono giù dalle scale, ma il mago se ne accorse e lanciò loro delle pietre esplosive. Ricciolidoro fece uscire i ragazzi, sparse delle bacche lacrimogene e scappò.
Giunta all’esterno lanciò un terribile maleficio alla casa che si incendiò e scoppiò carbonizzando il corpo del crudele mago.
Prima di abbandonare l’uso della magia, Ricciolidoro tornò dall’albero parlante e gli restituì le sembianze umane.
Da quel giorno non si seppe più nulla del mago e delle sue magie nere e nel bosco tutti vissero felici e contenti.

Alessandra




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