L’ASTEROIDE IN AVVICINAMENTO

Nell’anno 5000 a.C. la luna scoppiò e si divise in tanti meteoriti: alcuni piccoli come un paese, altri grandi come una nazione. Queste parti di luna vagavano nello spazio creando molti problemi all’orbita degli altri pianeti.

Sul meteorite più esteso, il CK2, all’improvviso apparvero dei personaggi fantastici (giganti, troll, gnomi, fate, streghe..) e contemporaneamente anche l’ambiente diventò ospitale: la vegetazione si arricchì di piante di vario tipo; grazie alla pioggia intensa nacquero fiumi, cascate, laghi; la terra e il cielo si popolarono di animali.

Su questo meteorite, in una grotta buia e profonda, nel fondo di un grande bosco, vivevano i due capi del villaggio: il gigante Giorgio e il troll Tree.

Il gigante Giorgio era molto alto e robusto, i suoi capelli erano biondi come il grano, la sua barba era folta e gli occhi vivaci gli conferivano un’espressione allegra. Il suo portamento era elegante ed autoritario: tutti gli abitanti del villaggio lo rispettavano.

Al contrario, il troll Tree era un ometto buono e cordiale. Il suo compito, oltre a dirigere il paese, era quello di calmare il gigante quando qualcuno lo infastidiva troppo. Fisicamente somigliava ad un alberello: la sua pelle era scura, ruvida, ma delicata (non sopportava il sole), le sue mani somigliavano a stecchi legnosi e i capelli erano come foglie: spettinati e folti.

Un giorno, mentre Giorgio e Tree stavano esplorando la cima di una montagna, sentirono dietro ad un  cespuglio dei mormorii di paura.

Giorgio,  coraggioso, spostò alcuni rami e vide un piccolo gnomo che stava guardando il cielo con uno sguardo cupo.

Lo gnomo si presentò: “ Salve! Mi chiamo Lino e sono un profeta: vedo le cose che succederanno e le interpreto con matematica precisione! Ora vi dico: tra qualche tempo il nostro mondo si schianterà contro un pianeta vicino! Chiedete aiuto alla strega Burraccia ! È l’unica che ci può salvare!”

Per alcuni momenti i tre parlarono delle precauzioni e delle soluzioni da mettere in atto, poi decisero di scendere dal monte.

In quel momento, per puro caso, alzarono lo sguardo al cielo e videro una scopa volante con, a cavallo, una figura umana: la strega Burraccia.

La strega Burraccia era piccola e grassa. Portava capelli  bianchi, corti e ricci il suo naso era molto lungo e, vista da vicino, la pelle era scura e  rugosa. Pur essendo anziana e non molto bella, era una donnina vivace, dalle risposte pronte e  argute, ma buona di carattere e, come tutte le streghe, sapeva fare incantesimi: la sua specialità era fondere tutto ciò che voleva.

Gesticolando e alzando il volume della voce, i tre uomini riuscirono ad attirare l’attenzione della strega.

Burraccia, grande strega svampita, atterrò con un gran fracasso contro un albero: nell’urto lei non riportò nessun graffio ma la sua scopa si ruppe a metà.

Giorgio, Tree e Lino si precipitarono ad osservare la piccola strega.

“Beh! Perché mi fissate? A volte gli atterraggi non vengono alla perfezione”.

Dopo, visto che la strega stava bene, i tre uomini le spiegarono la situazione di emergenza e chiesero il suo aiuto.

La strega si rese disponibile: “Io potrò fondere il pianeta che si sta avvicinando, ma prima voi dovrete superare tre prove: solo allora potrò cuocere la pozione utile all’incantesimo.”

Prima prova: trovare il fiore della notte nel Bosco degli Incubi.

Seconda prova: trovare le foglie magiche sotto la quercia parlante vicino alla casa di Fata Aciré.

Terza prova: rubare il microonde di suddetta fata.

I tre decisero: la prima prova toccava a Tree (esperto boscaiolo e veloce a muoversi tra i cespugli); la seconda spettava a Giorgio (forzuto e campione di sollevamento pesi), la terza era di Lino (perfetto per prevedere gli spostamenti della fata).

Tree si incamminò. Giunto al limite del bosco sentì una voce: “Stai in guardia: tutti gli incubi che hai sempre sognato li ritroverai in questo bosco! Se vorrai cogliere il fiore della notte dovrai superare le tue paure!”

Il piccolo troll, noncurante del consiglio, entrò nel Bosco degli Incubi: alberi secolari e altissimi, sottobosco umido e scivoloso, luce che filtrava a fatica tra i rami intrecciati… Tree aveva paura perché i suoi incubi erano terribili e non aveva intenzione di trovarsi faccia a faccia con quell’ “umano” sognato la settimana precedente.

Correndo a più non posso in mezzo ai cespugli, Tree si trovò in una piccola radura: illuminato da un debole raggio di luce ecco il fiore della notte: era un fiorellino blu a campanella con i petali morbidi,vellutati e delicati.

Tree si avvicinò lentamente al fiore e, con la massima cautela, lo colse.

Clac! La strega Burraccia si materializzò di fronte al piccolo Troll e gli levò sgarbatamente il fiore della notte dalle mani.

“Grazie! Hai superato la prima prova! Ora se permetti devo andare a controllare Giorgio!”. A quel punto…POF… si volatilizzò.

Nello stesso momento il gigante Giorgio si stava incamminando verso il grande giardino della fata Acirè.

Dopo aver percorso sentieri tortuosi e accidentati, si trovò di fronte al recinto del giardino fatato.

Entrò silenziosamente, calpestò i cespugli di bacche rosse, si diresse verso la fontana che stava zampillando succo di limone (o acido? Giorgio non osò assaggiare!) e voltò a sinistra in direzione della quercia.

Era un albero enorme (ci volevano sei giganti per abbracciarla), i suoi rami erano ramificati e seguivano la direzione della luna e, caratteristica straordinaria, sapeva parlare.

Aveva, però, un paio di difetti: ripeteva le parole e aveva lo stesso carattere isterico della padrona.

“Hei,Hei,Hei! Cosa,cosa vuoi vuoi da me me? Non non stressarmi stressarmi e vattene via in fretta fretta!”

Giorgio contò nella sua mente fino a 10 poi rispose : “Senti, mi servono le foglie magiche che hai sotto le tue radici sviluppate… me le dai o ti devo sradicare?”.

“Ma figurati figurati, non riusciresti riusciresti neanche ad alzarmi di un millimetro millimetro!”.

Giorgio diventò furioso e gli crebbe la voglia di sfilare la quercia dal terreno: abbracciò pianta e, con grande forza , la alzò buttandola sulla fontana (era acido! e la quercia si sciolse).

Le foglie magiche saltellavano nella conca. Giorgio ne prese una manciata…Clac…la strega prese le foglie e …POF…se ne andò.

Cominciava la terza prova: Lino doveva rubare il forno a microonde dalla casa di fata Acirè.

Lo gnomo, sapendo prevedere il futuro, non ebbe difficoltà lungo il cammino e riuscì a raggiungere facilmente l’abitazione della fata.

Quando si trovò di fronte alla fontana vide una costruzione molto grande e alta, di color giallo panna, con gli infissi in legno massiccio: il profeta provò un grande stupore.

Lino doveva entrare: si concentrò al massimo e vide che la fata Acirè era al piano superiore…la via era libera.

Aprì la porta e cercò la cucina che trovò alla sua destra.

Osservando la stanza,vide subito, vicino al frigorifero, il microonde.

Si accucciò per staccare la spina ma… prese la scossa e urlò a squarciagola.

La fata, sentendo le grida, si precipitò in cucina e vide uno gnomo ancora attaccato alla presa, con i capelli dritti e il fumo che gli usciva dalle orecchie.

“Cercavi il mio microonde?” disse acidamente Acirè con le braccia conserte e il piede che tamburellava sul pavimento.

“Si, mi servirebbe…” rispose Lino.

“Oggi mi sento meno acida del solito, quindi puoi prenderlo ma in cambio raccontami il futuro: come finirà il Concorso di bellezza? Vincerò io?”.

Lino riflettè per un po’, poi dichiarò: “Certamente, vincerai tu!”  ma nella sua mente sapeva di dire una bugia a fin di bene.

La fata si fidò ciecamente delle sue parole e gli consegnò il forno prezioso.

Lo gnomo fece tempo a uscire dalla casa quando…CLAC! Ecco la strega che gli tolse dalle mani il forno…POFF!

La strega poté cominciare la preparazione della pozione per fondere l’asteroide che, nel frattempo, continuava ad avvicinarsi: velocemente tritò le foglie magiche con il fiore della notte e mise il tutto a cuocere nel microonde.

Nel frattempo arrivarono, affannati e trafelati, Lino, Giorgio e Tree e le chiesero a che punto fosse la pozione.

Dopo qualche minuto il rimedio era pronto e Giorgio si propose per lanciare la provetta contro la massa che si stava avvicinando.

Con in mano la fialetta, cercò un luogo isolato e adatto al lancio: lo trovò nella Prateria delle Farfalle.

Dopo  una breve rincorsa, scagliò il botticino verso il cielo e, dopo pochi secondi, si sentì un debole rumore e si vide una gigantesca cascata di terra liquida  che cadeva  nella fontana della casa di Acirè e che si scioglieva definitivamente nell’acido.

Il pericolo era scampato.

Per festeggiare, gli abitanti del villaggio, con Lino, Giorgio e Tree organizzarono un grande banchetto a cui invitarono tutti gli abitanti del pianeta (compresa la fata Acirè!).

 

Elfolandia

 

Scuola Elementare di Portacomaro – classe quinta

Manuel, Luca B, Erica, Sabrina, Enzo, Miriana, Karina, Massimiliano

 

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